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"Battete I Pugni, Sulla Pedana... I New Dada!" - (Anni '60 - Gennaio 1993)

Vedere oggi Maurizio Arcieri con quell'aria stralunata, accentuata da un taglio di capelli che, se glielo avessero proposto nel '66/'67, si sarebbe fatto immediatamente ricoverare alla neuro, fa veramente effetto

Si stenterebbe a credere che sia stato il Capo di uno dei gruppi più validi della storia del beat italiano: forse la 'malattia-Chrisma' è stata più forte di lui ma... così è la vita. I NEW DADA ebbero definitiva consacrazione durante il Cantagiro del 1966: in ogni tappa riscuotevano un successo smisurato, e la loro "Non Dirne Più" era il non plus ultra per coinvolgere il pubblico dei giovanissimi durante le loro ribollenti esibizioni dal vivo. Un altro dei motivi che colpivano all'istante, I New Dada - 1966era il fatto che il gruppo era composto da sei elementi -cosa alquanto insolita nel 1966- contrariamente al solito, dove al massimo, con due chitarre, basso e batteria, figurava il 5° elemento che era il cantante solista. Come tante storie analoghe, i New Dada erano sei studenti milanesi quasi tutti dediti agli studi di ragioneria e chiaramente sconosciuti al grosso del pubblico.

Appassionati di musica, si ritrovavano e suonavano insieme, studi permettendo. Di botto però -ed esattamente nel giugno 1965- i 'Dada' diventarono famosi praticamente in tutta Italia: il loro impresario riuscì a farli partecipare, come gruppo d'apertura, nientemeno che alla tournée dei Beatles in Italia (voci non troppo maligne asseriscono che ci furono fior fiore di raccomandazioni esterne affinchè ciò avvenisse). E' così che d'incanto, Maurizio, Ferry, Giorgio, Renè, Franco e Pupo, si ritrovarono proiettati nel mondo della canzone, senza aver avuto il tempo di accorgersi effettivamente di cosa stesse succedendo. E' chiaro che bastò quella tournée con I Beatles per assicurare al gruppo vantaggiosi contratti discografici e nondimeno, allettanti serate in giro per la nostra penisola. Accantonati senza troppa fretta e con pochi rimpianti i libri di ragioneria, il gruppo si dedicò anima e corpo ad una carriera che sembrava dischiudere al gruppo orizzonti davvero infiniti.

Dopo qualche inevitabile contrasto con i genitori i New Dada, seppelliti nelle viscere della terra i loro libri, erano convinti di diventare davvero il gruppo italiano più conosciuto; anche perchè la loro amicizia era solida ed inattaccabile (poco importa se dopo qualche anno sorsero clamorosi litigi che sfociarono nella divisione del gruppo in due complessi diversi e quindi all'inevitabile fine della bella storia). Tutti milanesi, tranne Franco di Padova e Ferry di Sassari, si erano comunque conosciuti proprio a Milano; analoghe le loro origini sociali e gli ambienti frequentati dalle loro famiglie, appartenenti alla medio-alta borghesia meneghina. Questo facilitò la loro carriera, specie all'inizio: chiunque all'epoca abbia avuto un complessino conosce a menadito, quanto difficile fosse acquistare anche un solo microfono o la più squallida chitarra elettrica (non parliamo poi di amplificatori, impianto voci, batteria... eccetera!); per loro almeno questo fu superato con discreta facilità.

Questa prefazione per arrivare al punto che, contrariamente ad altri complessi e cantanti che a quel tempo potevano essere attratti dalla musica anche per un fattore finanziario e remunerativo, i New Dada imbracciarono le chitarre per altri svariati motivi ma soprattutto comunque per passione. Pensate che già allora, Maurizio possedeva una Ferrari, gli altri viaggiavano almeno su 'GT' o '1600 Spider', aspetti un tantino in contrasto con il beat stesso e con la protesta in generale ma... i Beatles insegnano!. Per di più, vetture ed altri ammennicoli che ai loro coetanei era permesso solo di sognare in voluttuosi sonni notturni, i 'Dada' già le possedevano prima del loro successo. La storia del gruppo prese vita dalla passione di Giorgio e Renè che già suonavano insieme; ai due ben presto si aggregò Franco e poco dopo arrivò Maurizio. Con l'aggiunta degli altri due tasselli mancanti, il gruppo trovò l'assetto definitivo: Pupo divenne il batterista e Ferry l'organista (da sottolineare che nel '65/'66, pochi erano i complessi che potevano vantare nella line-up delle tastiere. Il nome del gruppo, insolito per la verità (non scelsero né un nome di animale, né un nome 'rivoltoso' come si usava allora), venne ispirato dal movimento artistico e letterario noto in Svizzera che negli anni precedenti la prima guerra mondiale fu chiamato "dadaismo". "Dada" era il nome che Tristan Tzara ed i suoi seguaci si erano scelti per il loro movimento,così i nostri amici divennero appunto NEW DADA.

Il loro esordio avvenne in locale milanese poco conosciuto: il Gallery Club e d'acchito i sei ragazzi entusiasmarono tutti i presenti, e fu proprio lì che per caso (?!) Wachter, impresario italiano dei Beatles, li ascoltò e pensò a loro quando i "Fab Four" vennero a scaldare i nostri cuori nella loro unica tournée italiana. Le famiglie di Maurizio e Soci, che inizialmente non avevano visto di buon occhio la metamorfosi dei sei futuri ragionieri in scalmanati emblemi del beat, cambiarono opinione, compreso il padre di Pupo, un serioso colonnello in pensione, che certo poteva vedere un 'capellone' con lo stesso entusiasmo di un topo alla vista di un gatto mammone. Beatles a parte, i sei ragazzi ebbero la definitiva consacrazione esibendosi al Piper di Roma e a quello di Milano, dove scatenavano il pubblico presente con la loro invidiabile carica emotiva; per di più bisognava ... 'legare' le ragazzine affinchè non sbranassero il biondissimo Maurizio.

Ricevevano migliaia di lettere al giorno scritte al 99% da mano femminile e le ragazze che scappavano di casa per seguire i loro beniamini in giro per l'Italia non si contavano più. Il successo arrivò forse inaspettato, sicuramente a velocità supersonica e li accompagnò fino a che una lite gigantesca, finita addirittura in tribunale, non segnò la fine di tutto il bel sogno. Forse la loro casa discografica, la Bluebell, non era all'altezza di gestire alla grande un fenomeno di così dilatate proporzioni.

La stessa Carmen Villani, nell'intervista che le feci tempo fa, ebbe di che lamentarsi di questa etichetta che aiutava ben poco i suoi artisti ed era abbastanza chiusa per certa musica nuova che considerava troppo rivoluzionaria e poco remunerativa per poterla appoggiare in maniera totale. Il caso volle (e proprio qui non si dovrebbe più parlare di... caso) che i New Dada, non soddisfatti di aver aperto le serate ai Beatles, lo fecero anche per il successivo tour dei Rolling Stones, sembrerebbe avessero avuto quasi... l'esclusiva!.

Ma, raccomandazioni a parte, dai loro 45 giri si può ben capire che il gruppo era di un livello comunque ottimo; per spazzare il campo da inutili tentennamenti e da infondate incertezze, si raccomanda comunque di ascoltare il loro unico 33 giri (beato chi ce l'ha!), che resta una testimonianza più che attendibile di come in Italia un gruppo beat potesse farsi amare ed entusiasmare tantissimi infervorati estimatori, ad onta di molti gruppi stranieri spesso osannati e pompati ad arte ma di scarso peso qualitativo. Battiamo i pugni, amici; forse i New Dada suoneranno ancora per noi!.

Claudio Scarpa





 

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