New Dada: Gli aristocratici del Beat
From the inside notes of On Sale Music CD reissue of "I'll Go
Crazy"
E' vero, ammettiamolo:
a parte il discorso strettamente musicale, il movimento beat anche in Italia
nacque soprattutto per dar sfogo ai meno fortunati; ogni giovane, grazie alla
presenza del movimento stesso, aveva la possibilità di misurarsi con
gli altri magari solo a colpi di Fender o Rickembaker e non per altezza di ceto
sociale (o di portafoglio). Che poi acquistare una attrezzatura per formare
un gruppo musicale costasse il fatidico occhio della testa beh, quello è
un altro discorso.
Fu così che verso il '63/'64 anche nel nostro paese
prese il largo la pazzia sregolata per i primi gruppi vocal-strumentali e, dopo
appena un anno, lo sviscerato e incontrollabile entusiasmo per i gloriosi "Capelloni".
Soprattutto per quel motivo di perenne ribellione latente, i nomi dei gruppi
erano, per così dire, non troppo confortanti: Le Bisce, I Frenetici,
I Corvi, I Bounty Killers, I Ribelli, Gli Spettri... e via di questo passo.
Maurizio, Ferry, Franco, Giorgio,
René e Pupo erano sei studenti milanesi
con alle spalle famiglie sicuramente benestanti che li aiutano non poco a far
breccia nel mondo delle 7 note. La scelta del nome per il gruppo, reminiscenze
socio-culturali di famiglia, non cadde su sostantivi sprezzanti come d'uso,
ma venne scovato con oculatezza: "Dada" era il soprannome che Tristan
Tzara e i suoi accoliti avevano scelto per definire il loro movimento artistico
e letterario che ebbe vita in Svizzera nel periodo antecedente la Prima Guerra
Mondiale, così a distanza di quasi cinquant'anni, nacquero i NEW DADA.
I primi a gettare le fondamenta per la nascita del sestetto furono René
(Renato Vignocchi) e Giorgio (Giorgio Fazzini) i quali, nei ritagli di tempo,
suonavano insieme. L'arrivo di Franco (Franco Sadanza) e quello del "frontman"
Maurizio Arcieri fu consequenziale; reclutati in un batter d'occhio il batterista
Pupo (Franco Longo) e l'organista Ferry (Ferruccio Sansoni), i New Dada erano
pronti per dar battaglia a tutti. L'atteso esordio avvenne in un minisconosciuto
locale milanese denominato Gallery Club e già da quelle prime battute,
visto l'entusiasmo dei presenti, i New Dada capirono che avrebbero potuto farcela
a diventare famosi. Poi stravinsero al Festival di Rieti e il loro impresario,
Leo Watcher, riuscì a inserirli come gruppo d'apertura per i concerti
italiani nientemeno che dei Beatles! Il successo arrivò come un uragano:
scenicamente sul palco i New Dada erano degli scalmanati, il loro beat-rhythm'n'blues
colava gocce di sudore possenti e tutte le teen agers di colpo s'innamoravano
del "biondaccio" Maurizio, vero punto catalizzatore degli spettacoli.
Nei primi mesi del '66, insieme ai Bad Boys, inaugurarono il Piper di Milano,
in Viale Alemagna, 6.
Alla fine del '66 il loro rapporto si era gią incrinato in modo
praticamente insanabile, forse la prima vera causa sarebbe da ricercarsi
nella mancanza di un leader anche al di fuori del gruppo, nelle decisioni e
nelle scelte. Maurizio possedeva l'incontrastata leadership, ma la manifestava
soprattutto nelle esibizioni dal vivo; al di fuori ognuno voleva che gli altri
sposassero le indicazioni personali del singolo individuo, senza che nessuno
prendesse in mano le redini del gruppo. Ferry, Franco e René decisero
di continuare da soli e soprattutto di usare il nome di New Dada che un documento
depositato presso la Camera Di Commercio di Milano li attestava come giusti
pretendenti. Maurizio e Pupo (Giorgio si dichiarò neutrale e salutò
tutti) con altri elementi, cercarono di seguire le direttive di Leo Watcher
che si vide costretto ad annullare il lavoro che aveva programmato: partecipazione
al Festival di Sanremo, concerto all'Olympia di Parigi e una tournée
niente meno che in Unione Sovietica. Alla fine, Maurizio Arcieri continuò
la carriera solista ed ebbe anche dei momenti di grande successo che culminarono
con l'azzeccatissimo motivo di "Cinque Minuti E Poi..."; Ferry, franco
e René, che non diventarono assegnatari del nome del gruppo, sulla flasriga
degli inglesi Dave, Dee, Dozy, Beaky, Mick & Tich, incisero due 45 giri
sotto il nome di Ferry, Franco, René, Danny e Gaby senza ottenere successo.
Fortunatamente, per noi appassionati restano dei magnifici singoli e un 33 giri
che a tutt'oggi risulta come uno dei più ricercati nell'ambito del collezionismo
musicale. Ascoltando la sequenza di questo importante CD ci si può rendere
conto della effettiva validità dei New Dada, un complesso musicale che
non si limitò a copiare di sana pianta quanto di buono ci venisse trasmesso
da Inghilterra e Stati Uniti ma che riuscì ad esternare positivamente
una propria personalità spiccata e delle doti individuali certamente
vistose e coinvolgenti.
La mirabile rassegna ha inizio con la magistrale "I'll
Go Crazy" di James Brown e cavallo di battaglia dei Moody Blues, che inizia
con un basso schizofrenico e che già conferma la classe di Maurizio come
imperioso vocalist; brano ad alto potenziale che veniva ballato a ritmo di "shake"
in tutti i locali. Per la "15a Frustata" si resta su ritmi folgoranti;
distorsione e basso elettrico sono spinti a tavoletta mentre tastiera e batteria
fanno il resto; la voce di Maurizio è arrochita e dannatamente abrasiva.
"Who'll Be The Next In Line" è pescata nel sottobosco del vastissimo
repertorio dei Kinks; qui il livello scende leggermente di tono per la non facile
digeribilità del brano (a meno che non si ascolti l'originale) e per
la parte strettamente vocale, dove la comunque orttima voce di Maurizio non
possiede quella vastissima duttilità che rappresenta forse il pregio
maggiore delle possibilità canore di Ray Davies. Il riscatto è
fulminante: "Batti I Pugni" è in assoluto uno dei brani più
centrati di tutta la produzione dei New Dada: all'ascolto si presentano una
miniera di sonorità multiformi tanto che cercare di seguire un solo strumento
resta più difficile del solito. "Lawdy Miss Clawdy" fa parte
di quelle canzoni-test del periodo per il fatto che quasi ogni complesso le
eseguiva dal vivo per la sua prepotente musicalità: brano di sicura affidabilità
ed ottima prova per i New Dada, con Maurizio che sfiora tonalità vocali
del suo idolo di sempre: John Lennon.
L'inizio beatlesiano che introduce "L'Amore
Vero" (che ricorda l'intro di "Era Estate" di
Sergio Endrigo!)
ci porta su lidi più flemmatici; l'accompagnamento strumentale e la stessa
voce del "guide-band" sono duttili ed espressivi ma le sensazioni
forti, scuramente appartengono a questo motivo. Come per incanto la tensione
sonora cresce debordante nella atomica "T Bird", cavallo di battaglia
del primissimo Rocky Roberts e indimenticata sigla di "Bandiera Gialla":
il gruppo milanese se ne appropria con prepotenza e lucidità di stile;
davvero inimitabili! Con "Non Dirne più" i Nostri si destreggiano
in "Sick And Tired" di Fats Domino e anche in questo caso il risultato
supera la media: notevole la prova vocale di Maurizio, il suo stile è
a volte secco e conciso, a tratti nervoso: tutte qualità certamente non
comuni a voci nostrane. "La Mia Voce" è sicuramente uno dei
punti più alti del'intero lavoro: "When You Walk In The Room"
di Jackie De Shannon è trasformata in puro beat ossessivo e travolgente
(molto più ringhioso della cover che ne fecero i Rokes, i quali, oltre
ad edulcorarla abbondantemente, tagliarono addirittura il pezzo dell'inciso!)
che si avvicina di molto alla cover version dei Searchers con qualche accelerazione
in più. Come ogni gruppo del periodo che incutesse rispetto, anche per
i New Dada arriva l'irrinunciabile omaggio al rock'n'roll: eccoli cimentarsi
in un evergreen come "Jenny Jenny", una mistura trascinante ad alto
potenziale sonoro; anche qui esame superato alla grande.
Sorprende "Domani Si" per il suo piglio
crescente e pulsante (provate a seguire il lavoro del basso
e della batteria!) soprattutto perché porta le firme di Franco
Califano e Federico Monti Arduini che con il beat potevano vantare la stessa
parentela che intercorre fra un biondo svedese e un "coloured" dello
Zambia... eppure tanto di cappello ad una stesura musicale del genere! La più
rilassata "C'è Qualcosa" è forse l'episodio migliore
tra quelli non arrabbiati. Ottimo l'andamento melodico e splendidi i
"riempitivi" nei cori; nonostante il brano sia più tranquillo,
le chitarre sono sempre in grande evidenza: dimostrazione pratica di come doveva
essere un brano melodico senza tradire le matrici beat. Il 33 giri d'epoca finisce
qui, ma la On Sale Music come ormai ci ha abituato, gode nel vezzo delle bonus
tracks e degli inediti: è così che al lavoro originario vengono
aggiunte quella "Lady Jane" che sottoscrisse purtroppo il canto del
cigno per i New Dada e "Sick And Tired" (la già citata "Non
Dirne Più" in lingua originale).
Assolutamente inedite (e fino a
questo momento di esistenza sconosciuta) le due instrumental versions di "Lady
Jane" in chiusura di lavoro: la classica ciliegina su una zuccherosa torta
che già di per se non abbisognava di ulteriori abbellimenti. Grazie all'ascolto
della loro intera produzione, diventa naturale inserire Maurizio e i suoi validssimi
New Dada fra le cose più preziose e convincenti che il beat italiano
abbia mai regalato alla fitta schiera dei propri appassionati. Non si vive di
solo beat ma... provate a farne a meno, sarete assaliti da una galoppante esasperazione.
Thanks, New Dada!
Claudio Scarpa
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