La Canzone dello Scandalo (Domenica del Corriere n. 32, 1968)
Quattro esperti giudicano "Cinque minuti e poi", il motivo trascinato
in tribunale per plagio da un compositore e cantante americano
Nel mondo della musica leggera sono consuete le affinità, ma ci sono dei limiti che non si possono
superare. Perciò Roye Lee ha citato il "disco per l’estate" di Maurizio rivendicandone la paternità.
Riuniti per l’occasione Giovanni D’Anzi, Gianfranco Intra, Carlo Alberto Rossi e Sauro Sili danno ragione a Lee. Tanto più che Maurizio non è nuovo a simili espedienti: il suo "Comizio" non è altro che
un tema di Warren pubblicato nel 1938.
Ogni tanto il mondo della carzone va sottosopra. O per tragici fatti di amore-morte (come a suo tempo fu il drammatico
tentativo di suicidio di Dalida, fortunatamente ora dimenticato); o per episodi
di "surmenage" nell’attività (è il caso, recentissimo, di
Antoine, che ha avuto un incidente stradale durante uno dei suoi frequenti spostamenti fra uno spettacolo e l’altro); o per
questioni - quasi innumerevoli - di plagio.
E' il caso di “Cinque minuti e poi”, la canzone che Maurizio
ha presentato al "Un
Disco per l’Estate", che sta ottenendo un notevole successo,
e che è finita in tribunale. Roye Lee, attore e cantante americano,
sostiene che è stata "mostruosamente" plagiata da una sua canzone:
"Who’s gonna break your heart?" ridotta poi in versione italiana
da Franco Greco e i Pupi (e da
Giuliano e i Notturni ) col titolo "Tu che conosci lei".
Marino Marini (interessato come editore insieme con Lee) dice che
nella sua lunga carriera non ha mai visto un plagio così evidente.
Lo stesso affermano altri musicisti.
Secondo Lee la canzone venne proposta a Maurizio per il "Disco
per l’estate". Questo in settembre. Lee non ne seppe nulla per mesi
poi, con suo enorme stupore, scoprì che la sua canzone era stata
presentata al concorso con parole diverse e con il titolo "Cinque
minuti e poi".
Ma la musica, dice Lee, è identica
Solo le parole della nuova versione, firmate da
Herbert Pagani, sono inedite.
Per conto suo Maurizio dichiara che quella canzone la teneva nel
cassetto da tempo e che l’aveva dedicata a una ragazza tedesca.
Che dicono gli accusati? Preferiscono attendere di essere in
tribunale per parlarne. Si limitano, per ora, a sostenere che “Cinque
minuti e poi” non ha nulla a che vedere con la canzone di Lee.
"Tempo fa - spiegano - un nostro complesso, Gli Scooters, cercò
di arrangiare a suo modo questo motivo americano, ma fece un provino
che lo lasciò insoddisfatto". Maurizio ascoltò per caso questo provino,
convinto che fosse un motivo originale degli "Scooters": può esserne
rimasto influenzato, ma alla lontana, e in perfetta buona fede.
Queste le due tesi.
I plagi nel mondo della musica leggera non si contano: le note
rimangono sempre sette e le canzoni aumentano con un crescendo irnpressionante.
Così molti autori, esaurita la vena originale, si riducono a
rubacchiare.
C'è, per esempio, un’altra canzone lanciata da Maurizio, "Il comizio",
che è una copia fotografica di un motivo americano di trent’anni
fa "You must have been a beautiful baby" di
Mercer e Warren. E questo
per parlare sempre e solo di un cantante, uno dei tanti.
Comunque è molto difficile che un tribunale riesca a stabilire i
limiti esatti di un plagio, anche ricorrendo ai periti. I quali,
spessissimo, sono in netto disaccordo tra loro e in tal modo favoriscono
nei giudici il legittimo dubbio che nel campo della canzone tutto
sia lecito, tanto più che il plagio sta diventando un’arte.
Perciò abbiamo riunito in una piccola tavola rotonda sull’argomento
quattro esperti: Giovanni D’Anzi, Gianfranco Intra, Carlo Alberto
Rossi e Sauro Sili. I quattro hanno ascoltato insieme ripetute volte,
i due dischi dello "scandalo" e poi hanno discusso il problema.
Intra: I due pezzi sono
eguali armonicamente e melodicamente. In quello interpretato da
Maurizio sono stati usati degli accorgimenti per sviare l’attenzione
e attenuare il piagio: un cambiamento di tempo che da ternario diventa
binario, un cappello musicale e qualche nota di passaggio: variazioni
musicali che per un esperto non significano nulla.
D’Anzi: Sono due pezzi melodicamente
eguali. Devo aggiungere però che il pezzo originale, quello di Lee,
potrebbe a sua volta richiamare altri pezzi.
Rossi: La canzone di Maurizio
non potrebbe esistere se non ci fosse stata quella precedente di
Lee. E nella "riedizione" appare evidente lo sforzo di cambiare
qualcosa per rendere meno appariscente il plagio.
Sili: Secondo la legge il
plagio è la copia fotografica integrale di almeno otto battute:
qui le due canzoni sono fondamentalmente eguali almeno a sentirle
ma se confrontiamo gli spartiti musicali hanno delle accorte variazioni...
D'Anzi: è vero: un giudice
non sente l’esecuzione ma legge le righe musicali dove nota queste
differenze. E tanto potrebbe bastargli decidere che plagio non è.
Intra: Allora è finito tutto!
Il plagio va considerato sotto un altro profilo! Si tratta di un
fatto musicale e il variare intenzionale di qualche nota non significa
che la melodia sia diversa.
Rossi: il plagio potrebbe
essere contestato efficacemente se la magistratura potesse avere
in mano gli strumenti per identificarlo con una maggior precisione.
Invece precedenti sentenze hanno dimostrato inefficienza legislativa
in materia impotente a frenare i tanti plagi che avvengono nel nostro
mondo. Io credo che sia inutile cercare il plagio così come si fa
attualmente: andando a vedere se la musica scritta di un motivo
è la copia carbone dell'altro. Il plagio si manifesta invece proprio
laddove appare precisa l’intenzione di sfuggire all’accusa manipolando
con mestiere e furbizia il motivo originale. Bisogna tener conto
che anche chi plagia conosce la musica e i suoi trucchi e usa tutti
i mezzi per camuffare il suo furto senza intaccare il senso della
composizione di cui vuole appropriarsi.
D'Anzi: Ma a questo punto
immaginate che lavoro per i tribunali e quante condanne? Ci sarebbe
da mettere in crisi l'intero organismo giudiziario della nazione.
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