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"Io Proprio Io" - ("Il Monello" - 20 settembre 1973)

La popolarità maschile della musica leggera italiana non è certo fornita di tanti elementi che possono essere, senza ombra di dubbio, definiti "belli". Essendo maschi, vale naturalmente la regola che non è importante essere belli ma piuttosto interessanti. Regola naturalmente inventata dai maschi bruttini. Il caso, invece, del personaggio di questo inserto è assolutamente diverso. Conosceremo oggi da vicino Maurizio, che venne definito appunto "bello", appena fece l'ingresso nel mondo della canzone. Vediamo insieme da dove arriva il nostro "bello"

Maurizio - Io Proprio Io"Sono nato il 30 aprile 1942 a Milano da Maria e Mauro Arcieri. Ho una sorella che si chiama Marinella, ma che non vuole assolutamente che si parli di lei, perché giudica troppo frivolo il mio mondo.
Se non fosse stato per il mio carattere esuberante, la mia vita sarebbe trascorsa monotona, tra libri e carriera. Insomma, sarei sicuramente diventato un buono ed onesto professionista.
Ma, per fortuna, sono ben diverso, e la vita mi ha dotato di un'indole molto vivace, che mi ha permesso di scegliere una strada per percorrere la quale ci vogliono spirito di avventura, e non si devono seguire, per forza, rigidi schemi o regole fisse".

 

BELLO ED ESUBERANTE

Quali sono i ricordi più vivi della tua infanzia?

"Il primo ricordo che mi affiora alla mente: alcuni scozzesi con le cornamuse che rivedo camminare su e giù, davanti alla casa di Nizza dove io ero sfollato con i miei genitori, verso la fine della guerra. Un altro ricordo è un tombino, dal quale recuperavo non so più che cosa.
Ma quello che ritengo il più importante, e che è ben presente nella mia mente, è il ricordo di un volo che abbiamo fatto, io, mia sorella e mia madre, dal primo piano della casa dove abitavamo, in seguito allo scoppio di una bomba. lo ero molto chiacchierone per l'età che avevo, ma lo choc subito mi tolse completamente la parola, tanto che non parlai più fino a sei, sette anni. Tutti pensavano che fossi un ritardato mentale. Ma poi andò tutto a posto".

Come ti sei avvicinato alla musica?

"La musica mi è sempre piaciuta. Mio padre, che oltre al ring, in quanto praticava la boxe (vinse anche un campionato italiano), amava pure il pianoforte, spinse mia sorella ad imparare a suonare questo strumento, come è classico in Maurizio and sister Marinellaun certo tipo di famiglia, in cui la femmina suona ed il maschio chissà perché, no.
Così Marinella studiò per dodici anni, e si diplomò professoressa. E' chiaro che vivendo in questa atmosfera non potevo non rimanerne influenzato, anche perchè spesso mio padre si metteva al pianoforte e, mentre lui accompagnava, tutta la famiglia, tra cui naturalmente io, cantava in coro delle canzoncine".

Ma la tua prima vera esperienza musicale, fuori dall'ambito strettamente familiare, a quando risale?

"All'età di quattordici anni circa. E' stata, tra l'altro un'esperienza tragica. lo smaniavo all'idea di avere un complesso, e così mi decisi a formarlo. Era costituito da Pietruccio che ora fa parte dei Dik Dik, un certo Guido Cairo, un certo Sciuto che suonava il basso, uno di quei bassi non elettrici, grande, bianco, smaltato, che lui non sapeva suonare. lo suonavo una chitarra classica che avevo reso elettrica mettendo due fili e attaccandoli ad una radio che mi faceva da amplificatore. Così conciati siamo stati ingaggiati per una veglia.
Da notare che in questa formazione c'era anche un sarto, di 54 anni, meridionale, che diceva di suonare il saxofono, e che si mischiò a noi per guadagnarsi quelle 4000 lire che sarebbero state il compenso per ognuno di noi. La veglia si svolgeva a Sant'Angelo Lodigiano e per portarci sul posto avevamo a disposizione una 600 multipla, sulla quale avevamo caricato tutti gli strumenti; il nostro repertorio era formato da due canzoni in tutto. Le uniche che avessimo mai suonato tutti insieme almeno una volta.
Alla batteria c'era un certo Giroi che diceva di sentire molto il "feeling" quando suonava, e per questo girava sempre la testa, proprio dalla parte in cui aveva una voglia di fragola, che era disgustosa a vedersi. Erano allora discussioni tremende, perché io gli dicevo, se proprio non poteva fare a meno del "feeling", di girarsi almeno dall'altra parte, dato che a me la voglia di fragola dava fastidio, ed ogni volta lui si arrabbiava moltissimo.
Comunque, arrivammo nella sala da ballo, montammo tutta la nostra misera roba, tra gli sguardi Maurizio's first bandsbigottiti del proprietario del locale, e nel momento in cui ci apprestavamo ad iniziare, ricordo che il sarto, distribuì a tutti degli spartiti della canzone "Sassolini Colorati", un motivo a ritmo di mazurka.
Nessuno di noi conosceva la musica, ma ci buttammo ugualmente; mentre stavamo pensando a che canzone fare dopo quella, sentimmo della musica molto vicina a noi proveniente da un giradischi: il proprietario del locale aveva deciso di fare a meno di noi e ci invitò ad andarcene immediatamente. Caricammo un'altra volta tutta la folle strumentazione sulla 600 mutipla del batterista e ce ne andammo.
Al ritorno, come non fosse bastato quello che era già successo, finimmo in una roggia; nell'incidente si perse il basso di Sciuto che, essendo stato sistemato sul tetto della macchina, fu il primo a scivolare e fu portato via dalla corrente.
Questo è stato il primo grosso successo".

E da qui è nata la passione per la musica?

"No, per fortuna la passione c'era già da prima, perché, se avesse dovuto nascere da questa esperienza, finiva del tutto".

Poi cosa è successo?

"E' successo che sono partito per l'Inghilterra. Ero partito per stare via 15 giorni per frequentare un college, per cui i miei mi diedero 100.000 lire. Sono rimasto lì tre anni.
In Inghilterra mi sono interessato molto di musica, ed appena tornato, ho formato un complesso, che sarebbe poi stato chiamato New Dada".

L'ESPERIENZA IN INGHILTERRA

"Che ricordi hai dei periodo passato in Inghilterra?"

"Direi che quel periodo è stato per me fondamentale sotto il profilo dell'esperienza di vita, in quanto fino a quel momento io in casa ero stato coccolato, con colazione al mattino, cameriera e cose di questo genere. Ouindi immagina cosa possa essere stato per me vivere in Inghilterra, considerando che le 100.000 lire che mi avevano dato i miei mi sono durate, sì e no, dieci giorni.
Ho dovuto arrangiarmi e mi sono messo a lavorare. Ero in un Coffee Bar e facevo praticamente il barista. Poi andai in un locale di fronte a vendere biglietti per assistere The Two i's Baragli spogliarelli e a mettere i dischi che accompagnavano i numeri di queste artiste. Data l'età, fu una cosa che all' inizio mi divertì moltissimo, ma poi ci feci l'abitudine. Era faticosissimo, in quanto si lavorava dalle undici del mattino fino a mezzanotte, senza interruzione, e quando terminavo la giornata, non ne potevo proprio più.
Mentre ero lì, andavo però anche a suonare al "2'is Bar" (nella foto), nella cui cantina si esibisce chiunque voglia, cosicché si formano complessi estemporanei. Era un posto squallidissimo, brutto, piccolissimo, dal quale però sono nati moltissimi cantanti dell'epoca, come Cliff Richard, Tommy Steel ed altri.
Appunto in questo locale ho fatto le mie varie esperienze musicali, cosicché, quando tornai in Italia, avevo le idee abbastanza precise sul genere che volevo fare; ed infatti con i New Dada, facevo un genere abbastanza nuovo per l'Italia di quei tempi.
Parlo del '65, anno in cui formammo il complesso".

Stando alle notizie che circolavano allora, il vostro complesso nasceva senza problemi, in quanto venivate tutti da famiglie piuttosto ricche.
Vi è mancata la grinta con la quale molti altri complessi iniziano a suonare, perché con quello che fanno devono pagarsi gli strumenti e magari anche mangiare, qualche volta?

"Certo, però bisogna premettere ed aggiungere che se avessimo avuto a disposizione veramente tutti quei soldi, avremmo deciso magari di comprarci delle belle macchine, ed invece abbiamo scelto gli strumenti per suonare, perchè la nostra vera passione era la musica.
La Bastille - London Coffee HouseE poi non è vero che le spese le abbiamo fatte con i nostri soldi, in quanto se c'era qualcuno che li aveva erano i nostri genitori, che non hanno mai tirato fuori una lira, e quindi noi eravamo tranquillamente al verde. Gli strumenti li acquistammo grazie al denaro che ci anticipò il nostro produttore, che era Leo Wachter.
E poi ti dirò che la gavetta l'abbiamo fatta. Basti pensare che abbiamo suonato un sacco di tempo gratis, tanto per farci conoscere. Pensa che una volta abbiamo fatto un provino di dieci giorni, sempre gratis, in un locale di Mlilano; piacemmo molto ed il proprietario ci fece un contratto di 3000 lire a testa per suonare dalle nove di sera fino alle tre del mattino. Fu un tormento, in quanto alle otto dovevamo alzarci per andare a scuola.
La cosa durò due mesi. Proprio lì, però, avemmo un colpo di fortuna, in quanto, mentre suonavamo in quel locale, capito una sera Leo Wachter, che cercava della gente che facesse da contorno ai Beatles, che sarebbero venuti in Italia in quel periodo.
Ci scelse per fare la tournée, anche questa volta gratis e con tutte le spese a nostro carico. Ma per noi fu importante perché avemmo modo, innanzitutto, di conoscere i Beatles da vicino, e poi perchè fu l'inizio del successo del complesso".

"Quanto copiasti da quello che avevi visto fare in Inghilterra per proporlo come cosa nuova qui in Italia?"

"Più che copiare mi rifacevo alle mosse di un ballo che esiste ancora in Inghilterra, che si chiama "Jeve", e che Maurizio's bandsi basa su un ritmo particolare piuttosto nuovo per quei tempi".

Il tuo tipo di scena sul palco, fatto di mossette, di virtuosismi con il microfono che fai roteare come fosse il lazo dei cowboys, quanto ti porta via nell'interpretazione, quanto ti distrae?

"Per me la musica è sempre stata un fatto istintivo. lo non so cantare bene, e quindi trasformo la musica in movimento, per far capire con i gesti quello che sento mentre canto. In questo modo la musica diventa qualcosa di fisico".

Anche per il tuo caso, si è verificata ad un certo momento la cosa che accade a molti altri complessi, e cioè la scissione fra te che eri il cantante solista e il gruppo. Come mai?

"In effetti, in ogni complesso c'e sempre qualcuno che emerge sugli altri, o per come si veste o per quello che dice; ed a volte in un complesso, soprattutto immaturo come era il nostro, data l'età dei componenti, si crea facilmente una sorta di invidia verso quello che si fa notare maggiormente, mentre al contrario bisognerebbe ringraziarlo.
Infatti, se uno emerge, permette di far notare e risaltare anche quelli che altrimenti non salirebbero mai agli onori della cronaca ".

I CONSIGLI DI MAURIZIO

Sulla scorta dell'esperienza che hai fatto in questi anni, che consigli daresti a uno che inizia a cantare?

"I consigli in genere sono molto relativi, in quanto quello che è andato bene a me, può non andare bene ad un altro. Credo che non ci sia una regola precisa per aver successo. Una cosa molto importante, comunque, e in cui credo fermamente, è di non chiedere mai niente a nessuno: semmai bisogna aspettare che siano gli altri a chiedere qualcosa.
Essere spontanei è la cosa essenziale. Se deve succedere qualcosa, succede. Chiaro che una Mauriziocomponente importante è la fortuna".

Tu ti ritieni fortunato?

"Direi di sì, anche se in effetti ho fatto molto per arrivare a qualcosa. Ad esempio, quando mi staccai dai New Dada, passai dei momenti veramente brutti, perché ero abituato alla vita del complesso, e cantare da solo mi rattristava molto. Inoltre mi responsabilizzava molto di più, in quanto, essendo in sei, se qualcosa non funziona scarichi le colpe su un altro, se invece si è soli la colpa è solo tua".

Come è avvenuta la scelta delle canzoni dei tuo repertorio discografico?

"All'inizio è stato tutto abbastanza semplice. Poi, quando cominciarono i primi successi, si misero in luce i problemi. A quel punto infatti si crede che sia facile capire la meccanica del successo, e purtroppo invece non è così, in quanto la musica non è fatta di ingredienti precisi, mischiando i quali si possa tranquillamente essere sicuri di fare centro".

Che cosa faresti, se oggi dovessi smettere di cantare?

"Non avrei rimpianti. Ho trovato una ragione di vita, e penso che non ho solo la musica per vivere. Ho altre idee in mente in alternativa alla musica. E' chiaro che canto perché ancora mi piace, ma penso che dovrei essere io a decidere di smettere, non gli altri ad obbligarmi, in quanto per me il giudizio della gente è assolutamente relativo. Se agli altri non piace una mia cosa, mi spiace, ma non svilisce assolutamente quello che ho fatto".

Adesso ad esempio hai fatto un nuovo 33 giri ("Trasparenze", ndr), che è abbastanza strano nel suo contenuto, sia per quanto riguarda le parole, che la musica. Per chi lo hai fatto?

"Spero che piaccia a tutti, ma in fondo l'ho fatto perché Maurizioio lo sentivo così. Non ho pensato di indirizzarlo a nessuno. L'ho realizzato in una piccola sala in località La favorita, vicino Mestre, a spese mie, perché nessuno della casa discografica mi dava credito, nonostante insistessi per farlo da più di un anno e mezzo.
In tempi in cui tutti usano apparecchi per registrare dotati di 16 piste, io mi sono servito di sole 4 piste. La sala nella quale ho lavorato si chiama "Sound Recording Studio", che poi in effetti è una ex-stalla, dove si incide divinamente. Il tecnico è bravissimo e si chiama Ermanno Velludo, con delle idee splendide che gli faranno fare molta strada.
lo penso che in questo 33 giri ci sia della musica, e siccome la musica è un fatto emotivo, le sonorità sono diverse se le fai al mattino o alla sera, se sei innamorato o no, se hai fame o se sei sazio.
E così per due settimane, io e coloro che hanno collaborato alla realizzazione del disco ci siamo chiusi in sala, dove mangiavamo e dormivamo e soprattutto lavoravamo quando ci veniva l'ispirazione più vera".

Come pensi di lanciare questo disco?

"Non sta a me preoccuparmi di questi problemi. Ci sono gli appositi uffici della casa discografica comunque ti dico che vorrei andare a Venezia per la Gondola d'Oro. Su quel palcoscenico mi presenterei in un modo del tutto nuovo: una grossa sorpresa.
Se tutto andrà bene, la Mostra internazionale della musica leggera vedrà un Maurizio che riaprirà pienamente il suo dialogo coi giovanissimi".

HA CAPITO I PROPRI LIMITI

E venire a vivere in questo posto isolato, lontano dalla città, in questa villetta, è stata una scelta dettata da quale motivazione?

"Andare via da Milano e abitare in mezzo al verde è stata all'inizio una scoperta, poi è diventata una esigenza, quando ho Mauriziocosì capito che ci sono altri modi di vivere".

Ma il ritirarti in questa specie di rifugio vuol forse dire che stai anche rallentando l'attività delle serate?

"No, assolutamente. Ne faccio sempre tantissime. Solo che le faccio più serenamente di quando abitavo a Milano perché so che poi vengo a rifugiarmi qui. Mi diverto sempre tantissimo a stare su un palco".

Che cosa fai durante il giorno, quando sei impegnato magari in tournées che ti tengono lontano da casa per un certo periodo?

"Quando sono nei posti che conosco poco, vado a scoprire ad esempio quali sono i tipi di formaggi che vi si producono perché sono un divoratore di formaggio. il resto del tempo libero lo passo leggendo".

Che cosa leggi in prevalenza?

"Beh, un po' di tutto, ma ultimamente ho letto un libro che mi ha particolarmente impressionato e che si intitola "Cent'Anni Di Solitudine" di Marquez. Se io scrivessi, vorrei farlo come lui, che prende ogni fenomeno, anche i più assurdi, con estrema naturalezza".

Hai mai pensato di estendere la tua attività in altri settori dello spettacolo?

"In effettl il mio piccolo dramma è questo. Ora sono concentrato sul canto e penso che l'unica cosa che possa fare è cantare. Ma mi piacerebbe avere il tempo per scrivere delle sceneggiature, delle cose per il teatro, idee per dei caroselli, cose del genere".

UN CANTANTE "IN EBOLLIZIONE"

Sei un tranquillo o no?

"Esteriormente no, in quanto sono sempre in fermento; mentre faccio una cosa ne penso un'altra".

E qual è la cosa che più ti infastidisce nei tuo lavoro?

"Il fatto che in ogni serata, in ogni posto d'Italia, di fronte a qualsiasi ceto, mentre stai firmando Mauriziodegli autografi, ci sia sempre uno che crede di dire una cosa nuova, allorché se ne esce con questa frase: - Attenzione che non sia una cambiale! -. L'avrò sentita dire migliaia di volte".

A proposito di autografi: come giudichi questa mania?

"Mi fa estremo piacere farli, perché anch'io da bambino li chiedevo a quelle persone che mi attiravano".

Quando sei sul palco a che cosa pensi?

"A cantare. A nient'altro".

La soddisfazione più grossa che ti ha dato il tuo lavoro, qual à stata?

"Quando mi sono messo da solo e cercavo lavoro, non ho trovato un impresario che mi desse fiducia. Allora io dicevo a tutti: - Vedrai che fra un po' avrai bisogno di me, - e la cosa naturalmente finiva lì.
A un certo punto però ho trovato un certo Lorenzo Giglio che ha creduto in me, e mi ha dato da lavorare. Combinazione in quel periodo ho fatto dei dischi che hanno ottenuto un buon successo, e io, per riconoscenza, sono rimasto con lui, nonostante avessi avuto offerte molto allettanti da altri impresari, che si erano improvvisamente risvegliati".

LA DELUSIONE PIU' GROSSA

E la delusione più grossa?

"Quando fai sentire qualcosa in cui credi moltissimo a qualcuno che non la vede assolutamente come Mauriziote".

Come ti senti nei confronti di altri tuoi colleghi che non hanno avuto la fortuna di una famiglia agiata alle spalle?

"Non bene, nel mio lavoro può anche essere un handicap avere, prima di iniziare la carriera, due lire da parte della famiglia. Al pubblico fa naturalmente più piacere che abbia successo il pastore che viene dal pascolo e si scopre una voce eccezionale, piuttosto di quello che magari sta già bene di famiglia.
E' come se vincesse la lotteria Agnelli: credo che verrebbe linciato, mentre sono tutti felici se la vince il povero ciabattino di Lagonegro".

Secondo te qual à il tuo difetto più grosso?

"Quando faccio delle cose in pubblico, non riesco a far capire mai quello che sono veramente. lo ho la faccia di uno che si dà delle arie, e tante volte della gente dopo avermi parlato mi ha detto che ero molto più alla mano di quanto avesse pensato".

Questo è Maurizio, un ragazzo che alla sua insofferenza, all'insoddisfazione ed al suo spirito ribelle contrappone una grande sensibilità ed una umanità fuori del comune.





 

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