Siamo Stati I Primi (Max,
ottobre 2007)
La rivoluzione dei Sex Pistols trent'anni dopo l'uscita di Never
mind the bollocks: l'esperienza di quei giorni nei ricordi di
Maurizio Arcieri
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Io il punk non l’ho vissuto, l’ho
inventato. Ho scritto
Chinese restaurant
nel 1974, e anche se è uscito nel 1977, l’ho inciso nel 1975, quando
il punk non esisteva neanche come nome. Non è una forzatura, è la
realtà. Parlano i fatti. Io sono stato punk prima ancora che sapessi
cosa voleva dire. Con i Chrisma (poi Krisma) ci ispiravamo al futuro
ma anche al passato, in particolare alla decadenza europea, pensate
a Lola, un tango d’altri tempi
dedicato a una spia cinese ma inserito in un contesto
totalmente nuovo.
Io e Christina avevamo il vantaggio di non essere completamente
italiani (lei è
svizzera)
e di non essere inglesi. Vivevamo a
Londra come apolidi innamorati di noi stessi e della musica
senza confini. Quando abbiamo cominciato a muoverci, gli Ultravox
dovevano ancora nascere, i Joy Division erano a spasso per
Manchester e i
Sex Pistols sparavano ancora a salve. Noi eravamo indefinibili e
di rottura, come i
Velvet Underground, ai quali il
New Musical Express ci accostò una volta in una recensione.
Londra l’avevo scoperta da ragazzo. Ci ero arrivato per studiare.
Finiti i soldi, mi ero cercato un lavoro e, dopo i turni, mi nutrivo
di musica a Soho, in locali come il 21’s Bar di Old Compton Street.
Suonavo e scambiavo esperienze con gli altri, mica come in Italia
dove tutti sono legati al loro orticello. A Londra, nel 1962, avevo
scoperto il grande rock, quello immortale di Little Richard, Chuck
Berry e Jerry Lee Lewis. Il punk, per noi, non era tutto. Era
semplicemente l’acqua per nuotare. Amavamo l’elettronica ed è un
amore mai finito e sempre contraccambiato. Ancora oggi mi diverto a
smontare e rimontare a modo mio gli strumenti elettronici. E
ancora oggi la Mattel usa un nostro
brevetto. Suonavamo strumenti di nostra invenzione e
fabbricazione. Noi eravamo punk nell’animo, ma nella testa c’era
l’elettronica. Io e Christina siamo i padri del punk ma pure i nonni
della techno. È grazie alla tecnologia se ho trovato il posto giusto
nella musica.
Dopo i successi della prima fase della mia carriera, prima con i
New Dada e poi da solo, mi
sentivo stanco. Non mi piaceva la musica che ascoltavo alla radio e
nei locali, mi mancavano le idee. Sentivo che dovevo fare qualcosa
di nuovo, ma non sapevo esattamente cosa. Da altri Paesi arrivavano
echi lontani di nuove cose, possibilità di prendere la stessa nota
musicale e replicarla anche all’infinito, in loop. Così
costruii un prototipo di sequencer, il
Krismino, con 254 note in sequenza. Un giorno, alla radio, mi
capitò di ascoltare un pezzo dei
Neu che sembravano avere avuto la mia stessa intuizione. Questo
mi portò una botta fortissima d’entusiasmo. Mi misi a scrivere nuove
canzoni, tra cui Lola. Contattai
Vangelis, che aveva il primo modello di tastiera Yamaha, e da lì
tutto partì. Prima solo noi, poi arrivarono altri, come Hans
Zimmer. E mentre all’estero la gente impazziva, in Italia nessuno
pubblicava i miei dischi.
Quando a New York firmammo il contratto con la Atlantic,
incidemmo tre album che la nostra illuminata discografia scelse di
non prendere nemmeno in considerazione.
Hans Zimmer, invece, farà una tremenda fortuna vincendo pure
quattro Oscar. Vedete voi le differenze. In Italia, gli anni
Settanta e anche Ottanta sono stati terribili. Il clima era
irrespirabile. Venivamo assaliti dagli
autonomi che ci prendevano per nazi solo per via del look
(ignoranti e delittuosi) e del nero. Durante il tour promozionale di
Lola, che mi chiesero anche di cantare a Sanremo ma io non volevo
scrivere il testo in italiano, accadde il famigerato episodio del
finger-job. Eravamo a Reggiolo.
Durante il concerto, arrivarono in massa gli autoriduttori con
molotov e sassi, urlando i loro slogan. A un certo punto, decisi
di tagliarmi un dito e, in gesto di sfida, lo infilai in bocca a uno
dei più esagitati. Passammo dall’ospedale per un po’ di punti
di sutura e tornammo a casa.
Tra il pubblico c’erano alcuni giornalisti. Uno di loro pubblicò
la notizia sul Corriere d’Informazione, che poi riprese
Luca Goldoni in un pezzo sul
Corriere della Sera dal titolo “Punk DOC”. Finale: mi beccai una
denuncia per autolesionismo e ben 42 date furono cancellate per non
creare turbative all’ordine pubblico. Tornammo immediatamente in
Inghilterra, dove, nel frattempo,
eravamo entrati in classifica con Black silk stocking, la b-side di
Lola. Un altro scandalo fu per Aurora B, uno dei primi
videoclip italiani, ambientato in una stazione della metropolitana:
fu giudicato scandaloso, per i riferimenti alla morte e al sesso,
però venne trasmesso durante Domenica In.
Oggi, c’è un’artista giapponese molto famosa dalle sue parti che
ha copiato la canzone e ne ha fatto un hit (ahhhhh la Siae). Io e
Christina siamo sempre attivissimi. Dischi, una punk-sorpresa enorme
che non vi posso ancora svelare, belle collaborazioni (nel recente
passato, ci siamo trovati molto bene con
Battiato e con i Subsonica:
Marco, il loro road manager, era stato nostro bassista ai tempi del
tour di Chinese restaurant) e una televisione in cui crediamo molto.
Krismatv è nata nel 1988 e dal 2000 è in Rete (http://krismatv.net),
perché ero nauseato dalle nostre emittenti musicali.
Dopo l’avvento di Sky, ci hanno levato le frequenze. Oggi siamo
irradiati da Hong Kong. Per me il tempo è un concetto fluido.
Cambiano i tempi attorno a me, ma io
rimango lo stesso: un ragazzo con la voglia di sperimentare e
la curiosità che è necessaria per scoprire. E imparare.
Maurizio Arcieri
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